Il nome della scuola

Tomita Tsunejirō 富田 常次郎 Nome & Stemma
Tomita Tsunejirō, 28/02/1865 - 13/01/1937

La denominazione di Scuola JUDO Tomita 富田柔道学校 è derivata dalla ricerca di un nome che riuscisse a racchiudere, simbolicamente, gli ideali del vero Judo e non quelli del Judo prettamente agonistico che ha smarrito i principi pedagogici, morali e sociali propri del Judo. Da qui l’idea di intitolare la Scuola a un personaggio storico del Judo ma al quale, per le sue umili origini e collocazione, il Judo moderno non conferisce il giusto valore, pur avendo contribuito in prima persona alla nascita del Judo: Tsunejiro Tomita 富田 常次郎.

Ragazzo di umili origini, fu il servitore che la famiglia pose accanto al giovane Jigoro Kano 嘉納 治五郎 quando inizio a vivere da solo a Tokio. Ma Kano, ragazzo moderno ed illuminato per il suo tempo non lo tratto mai alla stregua di un servitore (per l’epoca poco più di uno schiavo) ma ne fece suo inseparabile compagno nelle prime esperienze di Jiujitsu e di Judo. Tomita fu quindi il primo allievo di Kano e divenne la prima cintura nera del Kodokan 講道館 giungendo fino al grado di 7° dan (i registri ufficiali del Kodokan riportano 7° dan ma alcuni testi e la leggenda dicono che fu il primo 9° dan).

Tsunejiro Tomita insieme a Insieme a Sakujiro Yokoyama 横山 作次郎, Saigo Shiro 西郷四郎 e Yoshitsugu Yamashita 山下義韶 erano chiamati shitenno 四天王, i quattro supremi signori del primo Kodokan, apprezzati da Kano non solo per la loro abilità di judoka, ma soprattutto per l’integrità dimostrata nel realizzare il principio morale del miglior impiego dell’energia, sei-ryoku-zen’yo 精力善用, considerato il mezzo con cui il Judo porta amicizia e reciproca prosperità, ji-ta-kyo-ei 自他共栄.

Io stemma della Scuola

Per la scelta delle figure e dei colori dello stemma della Scuola, prima il caso e poi un necessario approfondimento sul contenuto semantico di elementi e tinte utilizzati ci hanno portato alla realizzazione di questo stemma (logo) che per i significati emblematici che racchiude rappresenta in pieno l’ideologia della Scuola non solo sull’insegnamento e la pratica del Judo, ma anche sulla vita stessa e la società. Simboli, elementi e colori utilizzati sono:

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Nota. Alcuni argomenti in questo post sono esposti in maniera sintetica. Per maggiori informazioni, notizie e immagini consultate i relativi post d’approfondimento segnalati alla fine di ogni argomento.

L’origami della gru

L’origami della gru è stato il primo stemma che ha rappresentato la Scuola JUDO Tomita. Casualmente ci imbattemmo in questa figura che ci conquisto immediatamente per i suoi molteplici significati, nonostante la sua difficile comprensione… sappiamo bene che molti lo scambiano per una papera 😊.

Tre sono gli elementi legati all’origami della gru che ci hanno convinto ad utilizzarlo come simbolo principale: il primo è legato al significato ed alla filosofia proprie all’origami tradizionale; il secondo al simbolismo legato all’origami della gru; ed il terzo ad una bambina di nome Sadako Sasaki 佐々木 禎子.

Significato dell’origami

Di origine giapponese, la parola origami (折り紙 ori-gami) è composta dal verbo oru (折る, piegare) e dalla parola kami (紙, carta) e viene comunemente usata per definire una tecnica manuale che permette di realizzare figure e forme di ogni tipo mediante la piegatura di uno o più fogli.

La parola giapponese kami ha però un significato ambivalente, nella sua pronuncia ha lo stesso suono (kami かみ) della parola divinità (神, divinità). È quindi difficile separarle completamente anche se i kanji sono differenti. Kami può anche significare superiore, come se la carta, ricavata da un prodotto della terra, avesse trasformato il riso in qualcosa di ultraterreno… carta di riso, dolcissima nel lasciarsi piegare senza rompersi, ci permette di passare da un semplice foglio a forme complesse, senza limitazioni per la creatività.

Origami della gru, orizuru 折鶴

Filosofia

Legato alla filosofia Zen, l’origami giapponese è caratterizzato dalla predilezione per l’astrazione e l’essenzialità delle pieghe: deve essere la fantasia dell’osservatore a completare la figura rappresentata con semplicità ed eleganza. Cura dell’origamista orientale è scegliere con attenzione la carta e studiare le proporzioni.

Partendo dal presupposto che la differenza esistente tra le cose è solo apparente, quando si piega un quadrato di carta si compie un gesto creativo in quanto si dà forma e si concretizza un’idea, si ottiene un oggetto compiuto e soggetto al deterioramento come tutto ciò che esiste in natura. Tale osservazione del mondo, per ricrearlo, conduce alla sua comprensione quindi all’illuminazione Zen.

Per l’orientale la gioia della realizzazione sta nell’atto,
per l’occidentale nell’oggetto.

Mentre per il piegatore giapponese la gioia nel realizzare un origami risiede nella danza delle mani che lavorano per realizzare la figura, per quello occidentale la soddisfazione deriva dalla riproduzione in modo quasi pignolo dei dettagli del soggetto rappresentato, rifinendo il modello con pieghe piane, appena accennate e curvilinee.

Origami gru forma base

La gru

Classificata come Gru Japonensis e comunemente nota come Gru della Manciuria o gru coronata di rosso per il colore delle piume che ne ornano il capo, questo volatile deve la sua popolarità alla presenza nella sua livrea dei colori bianco e rosso, simboli di purezza e virilità.

Simbolo ben augurante per una lunga e felice vita coniugale, la gru rimane fedele al proprio compagno per tutta la sua esistenza normalmente della durata di 40 anni. Le coppie sovente sono impegnate in danze rituali, anche lontano dal periodo dell’accoppiamento, e tale comportamento è stato interpretato dal popolo giapponese come una manifestazione della gioia dello stare insieme.

Anche nella nostra mitologia la gru ha gli stessi connotati: come uccello sacro ad Apollo rappresenta la gioia di vivere, la luce e la felicità di intrecciare danze primaverili nei prati.

In origami, la forma base della gru, o tsuru, viene utilizzata come partenza per la realizzazione di molte figure.

Appese sul soffitto come distrazione per i bambini, le gru rappresentavano vere e proprie offerte ai templi ed altari. Realizzata per augurare ogni bene ammalati ed a chi deve affrontare una dura prova, la gru la si può piegare per sé stessi, per gli altri o per offrirla agli dei, nella speranza di veder esaudite le proprie preghiere: in questo caso, occorre piegarne mille e legarle insieme, per poi portarle al tempio della divinità cui si è chiesto aiuto. Narra un’antica leggenda giapponese che la gru possa vivere 1000 anni: regalare una gru significa quindi augurare 1000 anni di vita. Un’offerta di mille gru Senbazuru 千羽鶴 rafforza ulteriormente il concetto. Piegare le mille gru è segno di un sincero interesse per il destino, perché occorre bravura, tempo e dedizione per piegarle tutte. Regalare mille gru ancora oggi significa: “ho pensato a te per tutto questo tempo, sei importante”.

Nel 1600 in Giappone venne ideata una tecnica di piegatura che permetteva di ottenere da un unico foglio un numero elevato di gru, tutte unite tra di loro per il becco le ali o la coda.

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Alla tradizione della piegatura delle mille gru è legato un commuovente episodio risalente alla Seconda guerra mondiale…

Sadako Sasaki 佐々木禎子

Sadako Sasaki, 07/01/1943 - 25/10/1955

Sadako Sasaki 佐々木禎子 era una bambina che nel 1945 aveva due anni. Abitava con la sua famiglia a circa un chilometro dal punto su cui venne sganciata la bomba, e rimase miracolosamente illesa. Crebbe e divenne una ragazzina intelligente e vivace. Ma la “bomba-H” non aveva smesso di uccidere: nel febbraio del 1955, all’età di dodici anni, Sadako si ammalò di leucemia a causa degli effetti delle radiazioni di cui la zona rimase contaminata per effetto dello scoppio nucleare.

Sadako era piena di voglia di vivere, e nelle lunghe giornate in ospedale si dedicava a costruire, con le scatole delle medicine e con qualunque altro frammento di carta le capitasse a portata di mano, piccoli origami della gru ben auguranti. Ne aveva composte diverse centinaia quando dopo otto mesi di malattia, la mattina del 25 ottobre 1955, i suoi sorrisi e la sua voglia di vivere smisero di animare la piccola stanza d’ospedale ed entrarono nella memoria straziata di tutti gli abitanti della città, a partire dai suoi compagni di scuola.

Da quel giorno migliaia e migliaia di gru di carta, di tutte le dimensioni e di tutti i colori, prendono continuamente forma dalle mani dei bambini e di tutti gli abitanti di Hiroshima, e vanno a costituire ghirlande, disegni, composizioni di ogni tipo che vengono utilizzate al posto dei fiori per onorare tutti i luoghi della memoria: una miriade di piccole gru che vengono spedite alla città di Hiroshima anche da tutto il mondo, e che nelle semplici ed accurate pieghe delle loro ali tengono ancora oggi in vita l’incredibile vivacità di Sadako e i suoi sogni colorati.

In ricordo di tale atto di speranza, nel Parco della Pace della città si trova un monumento commemorativo, collocato nel 1958, Monumento alla pace dei bambini (原爆の子の像 Genbaku no ko no zo, letteralmente “statua ai bambini colpiti dalla bomba atomica”) dedicato a tutti i bambini vittime della bomba atomica, raffigurante Sadako a cavalcioni di una bomba nel gesto di innalzare al cielo una gru di carta. Ai suoi piedi migliaia di ghirlande di gru donate dai visitatori incorniciano la stele recante l’iscrizione

これはぼくらの叫びです これは私たちの祈りです 世界に平和をきずくための
Questo è il nostro grido. Questa è la nostra preghiera, perché nel mondo prevalga la pace.

Le è stata dedicata anche un’altra statua, situata nel Parco della Pace di Seattle, e molte altre nel mondo.

Pertanto, l’origami della gru è stato elevato a simbolo di pace e fratellanza per i popoli nel mondo. Tuttora il ricordo di Sadako è alimentato dalla famiglia attraverso la fondazione a lei intitolata che promuove innumerevoli progetti contro la guerra a favore di pace e fratellanza nel mondo.

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L’acqua

L’inserimento dell’elemento dell’acqua nello stemma della Scuola trae origine dalla definizione che il Maestro Gunji Koizumi 小泉軍治 dette della natura del Judo 柔道:

Ma non solo. Il forte simbolismo di questa onirica rappresentazione del Judo legato all’acqua, unito al simbolismo proprio che la storia, le tradizioni, la religione, la filosofia, attribuiscono all’acqua stessa, ci hanno motivato ancor di più.

“Il Judo ha la natura dell’acqua. L’acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria, ma prende quella del recipiente che la contiene. È indomabile e penetra ovunque. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della Terra. Solidificata in un ghiacciaio, ha la durezza della roccia. Rende innumerevoli servigi e la sua utilità non ha limiti. Eccola, turbinante nelle cascate del Niagara, calma nella superficie di un lago, minacciosa in un torrente, o dissetante in una fresca sorgente scoperta in un giorno d’estate”.

Una curiosità. Il bagno rituale nell’acqua fredda in Giappone ha un valore considerevole e fa parte del Misogi (禊 – esercizio di purificazione). Lo si pratica in uno stato di totale nudità e in un ordine preciso: la bocca, il volto, le parti intime, il petto e il ventre, i piedi e le gambe, le spalle e le braccia, la schiena e di nuovo il petto e il ventre ed infine il corpo tutto intero. Questi bagni simbolici ricordano agli adepti dello Shinto che per essere graditi alle divinità, non basta eliminare la sporcizia materiale ma anche porre un freno alle proprie cattive tendenze e conformarsi alla via giusta e morale.

Il cerchio

L’inserimento dell’emblema del cerchio è stato l’ultimo atto per il completamento dello stemma della Scuola. I simboli rappresentanti, l’origami e l’acqua, in questo modo sono racchiusi in una cornice emblematica molto rappresentativa.

Il cerchio che rappresentiamo trae origine dal Tao. Come espresso più approfonditamente nel post Cosè il JUDO esistono influenze e affinità dirette ed indirette tra Taoismo e Judo richiamate informalmente dagli ideogrammi della parola Judo: JU 柔 e DO . Il Tao è la Via, è l’Organizzazione delle leggi Universali, l’Organizzazione di questo grande potere che esiste nell’essere umano e in tutto quello che ci circonda. Capire il Tao vuole dire integrarsi con il ciclo dell’Universo e con la Natura.

Da queste considerazioni di base possiamo partire per capire il simbolismo che si cela dietro al segno ideato in Cina per rappresentare il Tao: il cerchio. Il cerchio rappresenta la vita, la continuità, la fluidità, il continuo mutamento dell’universo e rappresenta l’equilibrio. Infatti, qualsiasi cosa che riguarda il nostro universo non è statica. Persino le cose che a noi possono sembrare statiche hanno movimento. Un movimento che a volte non è percepibile né agli occhi né al tatto, ma c’è sempre, in un continuo evolversi, mutare, rigenerarsi, un continuo cammino evolutivo.

Volendo perfezionare l’emblema del cerchio, intorno al 3000 a.C., il famoso maestro FU HI dette vita ad un nuovo simbolo dividendo il cerchio in due forze, in due Energie opposte, che sono gli opposti della vita ed esistono in qualsiasi cosa: YIN e YANG.

I colori

Partendo da un’intuizione puramente casuale, sostenuta da approfondimenti sulla grafica, passando per le più conosciute discipline filosofiche e religiose orientali e occidentali, per approdare alla cromoterapia ed allo studio del colore o meglio della luce, i colori riportati nello stemma della Scuola JUDO Tomita sono l’arancione ed il blu con le loro diverse gradazioni.

Ma, perché questi colori? Partiamo da una caratteristica peculiare di questi colori.

Nella ruota dei colori ad ogni colore se ne oppone un altro ben definito. Mescolati assieme due colori opposti (detti complementari) producono luce bianca. L’ arancione e il blu sono complementari.

Questa caratteristica ci ha condotto a due riflessioni.

  • Nel Judo il richiamo al bianco lo troviamo tradizionalmente nel judogi che deve essere bianco. Una delle motivazioni risiede nel simbolo di purezza che questo colore rappresenta, che dovrebbe essere caratteristica d’ogni Judoka. Si dice che il judogi deve essere bianco come il fiore di ciliegio: simbolo dei samurai e quindi sinonimo di forza, purezza d’animo e coraggio.
  • La mescolanza di 2 opposti, in questo caso 2 colori che fondendosi generano “il tutto” (il bianco), riflette i principi della polarità Yin e Yang del Taoismo. Questi principi, come per il cerchio, sono richiamati informalmente dagli ideogrammi della parola Judo: JU 柔 e DO .

Queste riflessioni ci hanno fatto apparire attinenti al Judo questi due colori, pur con mille possibili critiche. Anche la simbologia dei colori ci ha coadiuvato rinforzano il principio del DO e rispecchiano l’ideologia della Scuola. Ecco come vengono descritti l’arancione ed il blu:

Blu

Il blu è il colore della calma, dell’aria, del cielo e del mare.

Si dice che il blu fa dimenticare forse per le sue proprietà rilassanti e forse anche perché per un effetto ottico ingrandisce ed allontana; infatti, il pittore Kandinskij sostiene che un dipinto blu ha l’effetto di far dimenticare la presenza del muro.

Il blu è anche il colore dell’introspezione e dell’autoanalisi ma anche del dovere, la persona blu è sensibile e controllata nella manifestazione delle emozioni, si inserisce bene in gruppi. Spesso le persone blu hanno idee rigide e tendono a preoccuparsi troppo, con gli amici sono leali e sono molto cauti con gli estranei, vanno insomma con i piedi di piombo.

Agisce in maniera notevole sull’insonnia ed è fantastico contro l’ansia e gli attacchi di panico.

Simbolicamente è il colore del silenzio e della moderazione.

Arancione

L’arancione è il colore dell’allegria, è il colore sociale della comunicazione.

Adatto a stati di insoddisfazione, pessimismo, depressione. L’arancione procura una sensazione di benessere, infatti in un ambiente arancione la depressione tende a diminuire favorendo l’ottimismo e la buona relazione corpo spirito. Stimola l’appetito. Con una breve irradiazione di arancione si può eliminare la sonnolenza mattutina. È il colore che scalda il cuore, aumenta l’ambizione è rasserenante e restituisce entusiasmo a chi è svogliato. Stimola la respirazione.

L’arancione distingue persone estroverse che amano la compagnia. Possono essere persone superficiali, lunatiche e instabili ma certamente buone. Delle oscillazioni di questo colore non ne abbiamo mai abbastanza, ricordo che i monaci buddisti utilizzano tonache color arancione proprio per le sue proprietà stimolanti.

L’arancione è il colore del sorriso! Simbolicamente è legato all’energia, alla crescita, all’entusiasmo e all’immaginazione.

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Conclusioni

Le descrizioni di Nome & Stemma rispecchiano, a nostro parere, l’ideologia che la Scuola JUDO Tomita persegue nell’insegnamento del Judo e nella vita:

crescere insieme per migliorarsi insieme
con “amicizia e reciproca prosperità” ji-ta-kyo-ei 自他共栄,
attraverso “il miglior impiego dell’energia” sei-ryoku-zen’yo 精力善用.

Queste due frasi, infatti, sono riportate come motto della nostra Scuola.