I fondamentali nel Judo,
Judo kihon 柔道基本.

ATTENZIONE ARTICOLO IN FASE DI REVISIONE

L’apprendimento del Judo si fonda, e non vi può prescindere, su alcuni elementi, principi e tecniche fondamentali, le nozioni di base, che sono le fondamenta per una pratica corretta, salutare e sicura, nonché i pilastri su cui lo studio deve sempre poggiarsi, sia per il principiante che per il judoka esperto, persino per il Maestro.

N.d.A. Il Maestro Kano non scrisse mai un libro chiamato Judo Kihon 柔道基本, come il titolo di questo post. Il libro che scrisse si chiama Judo Kyohon 柔道教本 che significa “sussidiario di Jduo” (v. Judo Kyohon…).

Indice argomenti:

  • Posizione di equilibrio, disequilibrio e squilibrio del corpo umano
    • Tanden (“energia addominale”)
  • Shisei (posizioni “del corpo”)
    • Shizen-hon-tai (posizione naturale fondamentale)
    • Jigo-hon-tai (posizione difensiva fondamentale)
    • Kogheki-shisei (posizione d’attacco)
  • Spostamenti del corpo
    • shintai (spostamenti rettilinei)
    • tai-sabaki (spostamenti circolari)
  • Ukemi-waza (tecnica delle cadute)
    • Ushiro-ukemi (caduta indietro)
    • Yoko-ukemi (caduta laterale)
    • Mae-mawari-ukemi (caduta rotolata in avanti)
    • Mae-ukemi (caduta frontale)
  • Tori 取 e Uke 受け (colui che esegue e colui che “riceve” una tecnica)
  • Kumi-kata (le prese)
  • Le fasi di una tecnica di proiezione
    • Kuzushi (“rottura di posizione e disequilibrio”)
    • Tsukuri (“squilibrio e migliore preparazione alla proiezione”)
    • Kake (proiezione)
    • Michiaku (“il contatto”)

Posizione di equilibrio, disequilibrio
e squilibrio del corpo umano.

La condizione fisica di equilibrio stabile è definita come: quello stato di un corpo per cui una forza orizzontale applicata ad esso può provocare solo l’innalzamento del baricentro del corpo.

Nel caso del corpo umano, solamente la giacitura supina o prona su un piano orizzontale gode di tale proprietà; mentre la posizione naturale in piedi, detta di stazione eretta, è una posizione di equilibrio instabile di tipo oscillatorio, questo perché le forze di contrazione muscolare, che equilibrano la forza di gravità agente sul corpo, risultano non essere costanti perché risultanti di un delicato gioco di muscoli agonisti ed antagonisti detti posturali. L’azione equilibratrice prodotta dai vari gruppi posturali è governata dai centri nervosi cinestetici, governati dal cervelletto.

Per tale ragione l’atleta può utilizzare per il mantenimento della stazione eretta, solo l’area detta di appoggio effettivo, cioè quella superficie trapezoidale avente per lati i suoi due piedi e le linee congiungenti gli alluci ed i talloni (superficie trapezoidale ottimale).

I fondamentali nel Judo, equilibrio
  • ABCD = Superficie trapezoidale ottimale (equilibrio).
  • EFGH-ABCD = Zona di mantenimento (disequilibrio).
  • P = Perpendicolare baricentrale.
  • P’ = Proiezione del baricentro.

Egli potrà spostare il punto di proiezione del suo baricentro, giacente sul piano d’appoggio, e quindi la verticale detta perpendicolare baricentrale, per tutta l’estensione di questa superficie ottimale mantenendo facilmente la posizione d’equilibrio. Se però tale linea, e dunque la proiezione del baricentro, si allontanano dalla superficie trapezoidale ottimale solo di poco (zona di mantenimento), la stabilità sarà compromessa, e sarà necessario uno sforzo maggiore da parte dei muscoli equilibranti, questa condizione viene detta di disequilibrio. Nel caso in cui la proiezione del baricentro si allontani oltre i limiti della zona di mantenimento, il sistema muscolare dell’atleta non può ristabilire la posizione di stazione eretta e si ha lo squilibrio o rottura dell’equilibrio con conseguente caduta dell’atleta.

La stabilità meccanica del corpo in stazione eretta dipende dunque da due fattori:

  • ampiezza della base d’appoggio;
  • distanza della perpendicolare del baricentro dal confine della base d’appoggio.

Tanden 丹田 “energia addominale” e hara 腹.

Un termine del Judo tradizionale, che oggi purtroppo sta sparendo, è tanden 丹田. Solitamente, nel Judo occidentale, per tanden si intende il centro gravitazionale, il baricentro del corpo umano, che è l’area addominale sottostante l’ombelico, ma non è solo questo. In Oriente si ritiene che in quest’area vi sia il nucleo del Ki 氣 (energia vitale, universale), che in questo caso per i giapponesi prende il nome di hara 腹. Sia il tanden, l’hara che il Ki sono elementi fondamentali in tutte le forme di medicina asiatica dall’agopuntura, allo shiatsu 指圧, l’ayurveda e tante altre.

La traduzione di tanden 丹田 è molto esplicativa: tan 丹 richiama il significato di essenza riferito proprio alla medicina, e den 田 significa campo di riso. Il tanden dunque non è un punto, ma una distesa che attraversa il basso addome e che, come una risaia, si può dividere in più sezioni. Questo punto non ha quindi una grandezza o posizione definibile. La sua posizione slitta più in basso e perfino fuori del corpo, quando la parte superiore del corpo è inclinata in avanti o all’indietro.

Tra tanden ed hara non c’è differenza, nella loro interpretazione forse cambia leggermente il tipo di energia a cui fanno riferimento: per il tanden più fisica; per l’hara più vicina al Ki.

I fondamentali nel Judo, hara

Nel Judo ogni gesto tecnico fluisce dal tanden per raggiungere la sua perfezione ed il tanden è il centro motore di ogni nostro movimento, la consapevolezza del proprio centro di gravità è essenziale se si vuole sviluppare e migliorare la propria tecnica.

Studi di biomeccanica del Judo che hanno voluto assegnare al tanden un punto definito, hanno dimostrato che il posizionamento del baricentro generale biomeccanico e la posizione del tanden non coincidono, essendo quest’ultimo spostato in avanti con la sua proiezione sulla superficie trapezoidale ottimale di circa l’1,6%, e più in basso di circa l’1%. Ciò nonostante, tra baricentro e tanden esiste un’importante sinergia, e gli esercizi per il suo potenziamento sono validissimi.

Nel Judo una forte cintura addominale rende notevoli servizi nella pratica. Al fine di aumentare la potenza addominale, oltre ai movimenti tendenti a sviluppare i muscoli stessi, è stata studiata tutta una serie di esercizi di respirazione.

In un antico testo giapponese che tratta del modo di mantenersi in salute, nel capitolo della respirazione, si legge così:

“Mettetevi distesi, o meglio seduti, col busto dritto e rivolti verso il sol levante. Fate trenta respirazioni molto profonde. Tenete gli occhi socchiusi in modo che possiate respirare profondamente e con calma. Stringete i denti ed esalate il respiro dalla bocca, espellendo l’aria lentamente come una brezza mattutina che scaccia la nebbia. Inspirate piano con il naso e rinfrescherete il vostro sangue riempiendo il vostro tanden con l’aria fortificata dai raggi del sole, alla maniera dei fiori che assorbono le onde dell’etere”.

In pratica riempiendo l’addome d’aria, si mantiene molto meglio l’equilibrio; questo è dovuto alla corrispondenza che c’è tra baricentro e addome.

Perciò, in ogni azione di spostamento, squilibrio o di bloccaggio, un buon Judoka non deve mai dimenticare che tutti i movimenti devono essere eseguiti tenendo presente la posizione del centro di gravità in quel momento.

Shisei 姿勢 posture, posizioni (del corpo).

La postura o posizione è la maniera di dirigere il corpo e rendere efficace il movimento, l’attacco e la difesa, la collaborazione con il compagno, per un continuo progresso. Essa implica il controllo del corpo, della mente e l’adeguata disposizione spirituale.

Le posture shisei 姿勢 classiche per le tecniche di proiezione nel Judo sono di due tipi: posture naturali shizen tai 自然体; posture difensive jigo tai 自護体. Successivamente se n’è aggiunta una terza in tempi più moderni come naturale diversificazione delle posture classiche precedenti: posture d’attacco kogheki shisei 攻撃姿勢. Da queste tre posture scaturiscono posizioni diverse in relazione alla guardia assunta: fondamentale (o neutra), sinistra e destra (attenzione, nel Judo la guardia è inversa rispetto alle discipline di combattimento di percussione come katate, Box, ecc.).

Pertanto, le posture e posizioni nel Judo sono:

  1. shizen tai 自然体 posture naturali;
    • shizen hon tai 自然本体 posizione naturale fondamentale;
      • hidari shizen tai 左自然体 posizione naturale sinistra;
      • migi shizen tai 右自然体 posizione naturale destra;
  2. jigo tai 自護体 posture difensive;
    • jigo hon tai 自護本体 posizione difensiva naturale;
      • hidari jigo tai 左自護体 posizione difensiva sinistra;
      • migi jigo tai 右自護体 posizione difensiva destra;
  3. kogheki-shisei 攻撃姿勢 posture d’attacco, solo nelle forme destra e sinistra;
      • hidari kogheki shisei 左攻撃姿勢 posizione d’attacco sinistra;
      • migi kogheki shisei 右攻撃姿勢 posizione d’attacco destra.

Esistono altre posture e posizioni del corpo che si assumono in circostanze diverse, per esempio, per i saluti o l’esecuzione di kata, tra cui:

  • chokuritsu shisei 直立姿勢 posizione eretta (tenendo talloni uniti e punte dei piedi leggermente divaricate);
  • seiza 正座 o 正坐 seduta corretta (tradizionale, formale giapponese), e, come curiosità, agura 胡坐 seduta straniera (sedersi a gambe incrociate);
  • taka kyoshi no kamae, o solo kyoshi no kamae 踞姿の構え posizione del ginocchio abbassato (in ginocchio);
  • kurai dori 位取 prendere posizione (in ginocchio, assumere la stabilità di una roccia) simile a taka kyoshi no kamae;
  • aomuke no shisei 仰向けの姿勢 posizione sdraiata supina.

E diverse altre posizioni i cui nomi sono poco usati.

La posizione del corpo viene impostata nel principiante e continuamente sviluppata nell’esperto; essa distingue lo shodan 初段 primo grado d’esperto dal judan 十段 decimo grado d’esperto. All’occhio del Maestro, la posizione rivela il livello del praticante.

Shizen tai 自然体 posture naturali.

Sono le posture naturali del corpo in stazione eretta, che cambiano in conseguenza della posizione di guardia assunta: fondamentale (o neutra), sinistra e destra.

Shizen hon tai 自然本体.

Posizione naturale fondamentale.

Per eseguire shizen hon tai occorre divaricare le gambe di una ampiezza uguale a quella delle spalle. Le ginocchia sono leggermente flesse, in tensione ma assolutamente non rigide. Anche pancia e addome sono in leggera tensione ma con il diaframma leggermente espanso. Le braccia sono distese naturalmente lungo i fianchi e rilassate come le spalle. Il viso è rivolto naturalmente in avanti e non deve essere contratto. Lo sguardo è sereno e vigile diretto verso un vacuo punto immaginario (o verso l’avversario) per ricevere stimolo da tutto il campo visivo (è noto che la visione periferica dei buoni judoisti è allargata rispetto a quella dei non praticanti), la bocca è chiusa. La mente è limpidamente vuota, pronta a disposizione dell’esercizio che ci si accinge a compiere (attenzione durante lo studio, concentrazione nel randori (esercizio libero), meditazione, cioè concentrazione sul nulla, in shiai (combattimento) e kata (forma)).

Shizen hon tai è la posizione ideale per eseguire tutti i movimenti sia di attacco che di difesa, consentendo agili e rapidi spostamenti in tutte le direzioni, è la più stabile e la meno faticosa. Occorre sempre tenerla a mente per evitare rischiosi vizi di posizione durante l’allenamento: eliminando gli irrigidimenti inutili; mantenendo la colonna vertebrale eretta; mantenendo una respirazione diaframmatica profonda ma naturale.

Hidari shizen tai 左自然体.

Posizione naturale sinistra.

Migi shizen tai 右自然体.

Posizione naturale destra.

Per eseguire le due varianti di shizen hon tai a sinistra e a destra (hidari e migi shizen tai), dalla posizione fondamentale si compie un passo in avanti o in dietro, con la gamba sinistra o con la gamba destra, avendo cura di mantenere il peso del corpo equilibrato su entrambe le gambe. Il tallone del piede arretrato deve essere leggermente girato verso l’interno.

I fondamentali nel Judo, Shizen hon tai, 自然本体, posizione naturale fondamentale
Shizen hon tai

Posizione naturale fondamentale.

I fondamentali nel Judo, Hidari shizen tai, 左自然体, posizione naturale sinistra
Hidari shizen tai

Posizione naturale sinistra (sx).

I fondamentali nel Judo, Migi shizen tai, 右自然体, posizione naturale destra
Migi shizen tai

Posizione naturale destra (dx).

Jigo tai 自護体 posture difensive.

Sono le posture difensive del corpo in stazione abbassata (gambe divaricate semi flesse, busto eretto o leggermente chino), che cambiano in conseguenza della posizione di guardia assunta: fondamentale (o neutra), sinistra e destra.

Jigo hon tai 自護本体

Posizione difensiva naturale.

Prendendo come modello di riferimento shizen hon tai, per eseguire jigo hon tai occorre divaricare maggiormente le gambe di 3/4 circa, e flettere ulteriormente le ginocchia di conseguenza. Il tronco va abbassato ed il bacino ruotato in avanti. Il peso va equamente distribuito sulle gambe. Tutto il corpo è pieno di forza, pronto per bloccare e/o contrastare l’avversario. La mente è aperta verso difese e contrattacchi.

Jigo hon tai è una posizione “rischiosa” che assolutamente non deve essere assunta come posizione abituale d’allenamento. È utile in combattimento essendo ideale per l’esecuzione della difesa, in particolare la “go” (difesa dura, di forza), ma a parte questo caso è da considerarsi una tecnica disperata, da utilizzarsi solo quando tutti gli altri mezzi di percezione intuitiva per schivare l’avversario hanno fallito, ritornando rapidamente da jigo hon tai a shize hon tai.

Hidari jigo tai 左自護体

Posizione difensiva sinistra.

Migi jigo tai 右自護体

Posizione difensiva destra.

Per eseguire le due varianti di jigo hon tai a sinistra e a destra (hidari e migi jigo tai), dalla posizione difensiva fondamentale si compie un passo in avanti o in dietro, con la gamba sinistra o con la gamba destra, avendo cura di mantenere il peso del corpo equilibrato su entrambe le gambe. Il tallone del piede arretrato deve essere leggermente girato verso l’interno.

I fondamentali nel Judo, Jigo hon tai, 自護本体, posizione difensiva naturale
Jigo hon tai

Posizione difensiva fondamentale.

I fondamentali nel Judo, Hidari jigo tai, 左自護体, posizione difensiva sinistra
Hidari jigo tai

Posizione difensiva sinistra (sx).

I fondamentali nel Judo, Migi jigo tai, 右自護体, posizione difensiva destra
Migi jigo tai

Posizione difensiva destra (dx).

Kogheki shisei 攻撃姿勢 posture d’attacco.

Sono le posizioni d’attacco del corpo in stazione eretta, che cambiano in conseguenza della posizione di guardia assunta ed esistono solo nelle forme sinistra e destra. Queste posture furono introdotte in Italia dal Maestro Kensciro Abe negli anni 50. Rispetto alle due precedenti non sono tradizionali e formalizzate, ma rappresentano una naturale modificazione delle posture classiche.

Sono posizioni legate principalmente a situazioni di lotta, sia in allenamento che in competizione, e normalmente nel Judo non si eseguono a corpo libero (come, per esempio, nella lotta libera o greco romana) ma sempre con un compagno afferrando reciprocamente i judogi.

Hidari kogheki shisei 左攻撃姿勢

Posizione d’attacco sinistra.

Migi kogheki shisei 右攻撃姿勢

Posizione d’attacco destra.

Per eseguire koghekis hisei nelle due forme sinistra e a destra (hidari e migi koghekis hisei) i piedi devono essere ad angolo retto fra loro, una gamba profondamente avanzata verso il compagno (o contendente), ginocchia semi flesse e peso del corpo ben distribuito sulle gambe. Le braccia e le mani sono sollevate in posizione di guardia ghermendo il judogi del compagno: la presa specifica della mano più alta è sul bavero all’altezza del collo dell’avversario, mentre l’altra mano afferra la manica. La mente è aperta al principio dell’iniziativa diretta, nel judo sen o (wo) toru 先を prendi il controllo.

Shintai 進退 spostamenti (del corpo).

Nel Judo gli spostamenti del corpo dalla posizione eretta sono definiti shintai 進退. Sono comunemente, ma erroneamente, identificati come soli spostamenti rettilinei; invece, nel Judo identificano tutti gli spostamenti.

Il termine è composto dalla combinazione di due caratteri: il verbo susumu 進む avanzare, procedere; e il verbo shirizokeru 退ける fare un passo indietro, tornare indietro, retrocedere, ritirarsi; respingere. Quindi, Il senso del termine va interpretato perché una traduzione testuale univoca è impossibile. Pertanto, si definiscono shintai 進退 spostamenti, avanzare o ritirarsi (indietreggiare), procedere o retrocedere, andare avanti o indietro, movimento/i.

Gli shintai 進退 sono eseguiti nella maniera più razionale possibile. Avanzare, indietreggiare, spostarsi lateralmente non sono semplici movimenti, ma abilità tecniche per l’attacco e la difesa. Infatti, il corpo deve spostarsi con leggerezza, rapidamente e sempre in equilibrio.

Per ottenere questo scopo si utilizzano diverse condotte basilari:

  • ayumi ashi 歩み足 camminare “con passi naturali”;
  • tsugi ashi 継ぎ足 procedere (sempre) con lo stesso piede, “piede scaccia piede”;
  • suri ashi すり足 (o 摺り足) passi strischiati (anche tsuri ashi);
  • tai sabaki 体捌き spostamento del corpo, controllo del corpo.

Si tratta di movimenti educativi per meglio comprendere la posizione, ai quali, nella pratica, si sommano movimenti più complessi. Sono pura posizione applicata, un indispensabile strumento d’apprendimento per il principiante, e di studio per l’esperto.

Ayumi ashi 歩み足 camminare “con passi naturali”.

Camminare “con passi naturali” ayumi ashi 歩み足 sono spostamenti assiali in posizione eretta in cui un piede supera l’altro ad ogni passo.

Il termine è composto dalla combinazione di due caratteri: il sostantivo ashi 足, che identifica generalmente l’arto inferiore senza specificare se piede o gamba, e significa anche andatura; e il verbo ayumu 歩む , coniugato ayumi 歩み , camminare, andare a piedi. Quindi, Il senso del termine va interpretato perché una traduzione testuale univoca è impossibile. Pertanto, si definisce ayumi ashi 歩み足 camminare “con passi naturali”, camminare di passo o al passo, passi naturali, e così via.

Ayumi ashi imita la normale camminata naturale interpretata in diverse forme:

  • una naturale, con la quale si procede con un piede alternativamente più avanzato dell’altro in modo naturale (deambulazione), cioè il piede in moto si solleva da terra e tocca il suolo prima con il tallone e poi con l’avampiede;
  • una formale, con la quale, partendo dalla posizione di shizen hon tai, quindi con i piedi distanziati quanto la larghezza delle spalle, si procede con un piede alternativamente più avanzato dell’altro mantenendo questa larghezza, con il piede in moto che non deve staccarsi troppo dal suolo ovvero con l’avampiede che sfiora il terreno con il tallone leggermente sollevato, e si appoggia al suolo prima con l’avampiede e non con il tallone.

Si cammina in ayumi ashi in avanti o indietro, non lateralmente perché porterebbe ad incrociare le gambe.

I fondamentali nel Judo, ayumi ashi, 歩み足, camminare con passi naturali
Ayumi ashi

Camminare “con passi naturali”.

Tsugi ashi 継ぎ足 procedere con lo stesso piede.

Procedere (avanzare o arretrare) sempre con lo stesso piede, “piede scaccia piede”, tsugi ashi 継ぎ足 sono spostamenti assiali in posizione eretta in cui un piede, usato come conduttore, ad ogni passo è seguito dall’altro senza mai essere superato.

Il termine è composto dalla combinazione di due caratteri: il sostantivo ashi 足, che identifica generalmente l’arto inferiore senza specificare se piede o gamba, e significa anche andatura; e il verbo tsugu 継ぐ, coniugato tsugi 継ぎ, succedere, seguire, venire dopo. Quindi, Il senso del termine va interpretato perché una traduzione testuale univoca è impossibile. Pertanto, si definisce tsugi ashi 継ぎ足 procedere con lo stesso piede, piede scaccia piede, avanzare con lo stesso piede.

In tsugi ashi la marcia è solitamente formale: partendo dalla posizione di migi o idari shizen tai, quindi con i piedi sfalsati distanziati quanto la larghezza delle spalle, si procede sempre con lo stesso piede, usato come conduttore, mentre l’altro si avvicina al piede trainante prima del passo successivo senza mai superarlo. Il piede in moto non deve staccarsi troppo dal suolo ovvero gli avampiedi strisciano sul terreno con i talloni leggermente sollevati, la larghezza della base di appoggio deve rimanere costante e l’allineamento delle spalle deve essere lo stesso della posizione di partenza.

Nondimeno, è possibile camminare in tsugi ashi in modo naturale con il piede in moto sollevato da terra, ma è sconsigliato perché instabile.

Si cammina in tsugi-ashi in tutte le possibili direzioni: avanti-indietro, laterali o in diagonale.

Tsughi ashi è una vera e propria tecnica di spostamento. Infatti, è il movimento chiave per gli spostamenti veloci in spazi ristretti. Inoltre, è il modo più sicuro per “camminare” indietro senza poter vedere ostacoli alle spalle, inquanto, il piede conduttore ha anche la funzione di avvertire eventuali ostacoli.

I fondamentali nel Judo, tsugi ashi 継ぎ足, procedere con lo stesso piede
Tsugi ashi

Procedere con lo stesso piede.

Suri ashi すり足 (o 摺り足) passi strisciati.

Passi strisciati suri ashi すり足 (o 摺り足). È un particolare modo di muoversi applicabile a tsugi e ayumi ashi, e non solo. Si esegue spostandosi senza sollevare i piedi da terra ovvero spostando i piedi che mantengono costante il contatto con il terreno strisciando, scivolando mantenendo il baricentro del corpo a una distanza costante dal suolo giocando sul molleggio delle gambe.

Suri ashi è la base dei movimenti giapponesi, dal Kendo e Judo alle cerimonie del tè e alle danze tradizionali.

I fondamentali nel Judo, suri ashi すり足, passi strisciati
Suri ashi

Passi strisciati.

“柔道の基本的な歩き方には、すり足の他に歩み足、継ぎ足などがあります。”
Gli stili di camminata di base del Judo includono suri ashi, ayumi ashi e tsugi ashi.
Judo Budokan dictionary

Tai sabaki 体捌き spostamento del corpo.

Spostamento del corpo, controllo del corpo, tai sabaki 体捌き sono comunemente, ma erroneamente, identificati come soli spostamenti circolari; invece, nel Judo identificano tutti gli spostamenti del corpo per cambiare posizione (direzione) nell’impostazione e applicazione delle tecniche, nonché reazione alle tecniche dell’avversario. Pertanto, si tratta di azioni, non esclusivamente di gambe, necessarie per portare il proprio corpo nella posizione idonea ad eseguire una tecnica o per difendersi da un attacco.

Il termine è composto dalla combinazione di due caratteri: il sostantivo tai 体, corpo, fisico, postura, sempre intesi in senso fisico, corporeo; e il verbo sabaku 捌く, gestire (bene), maneggiare (abilmente), coniugato sabaki 捌き, sostantivizzato sabaki 捌き, manipolazione, controllo, utilizzo. Quindi, Il senso del termine va interpretato perché una traduzione testuale univoca è impossibile. In questo caso possiamo utilizzare le definizioni riportate nel Kodokan nuovo izionario giapponese-inglese del Judo – Kōdōkan new Japanese-English Dictionary of Judo – 和英対照柔道用語小辞典 – supervisionato da Teizo Kawamura e Toshiro Daigo, edito da: The Foundation Kōdōkan Judo Istitute, Kyodo Printing, Tōkyō agosto 2000 (Copyright ©2000 by Kodokan Judo Istitute).

Definizione in giapponese
(Kōdōkan new Japanese-English Dictionary of Judo p.35)
:

体捌き (tai sabaki) 自分の位置の移動全般を言う.

Jibun no ichi no idō zenpan wo iu.

La definizione in giapponese è meno articolata di quella in inglese, di seguito alcune traduzioni / interpretazioni:

È detto in generale lo spostamento della propria posizione.

Si riferisce al movimento generale della propria posizione.

Spostamento generale della propria posizione.

Definizione in inglese
(Kōdōkan new Japanese-English Dictionary of Judo p.125)
:

tai sabaki (body shifting; body control) General term for movements used to shift the position of your body and change directions in the process of reacting to your opponent’s techniques and setting up and applying techniques of your own.

La definizione in inglese è più articolata di quella in giapponese, di seguito la traduzione:

tai sabaki (spostamento del corpo; controllo del corpo) Termine generale per i movimenti utilizzati per spostare la posizione del proprio corpo e cambiare direzione nel processo di reazione alle tecniche dell’avversario e per impostare e applicare le proprie tecniche.

Pertanto, si definisce tai sabaki 体捌き spostamento del corpo, controllo del corpo.

Il grande Maestro Kyuzo Mjfune, ha dichiarato in diverse riprese:

“il tai-sabaki è la prima e ultima tappa del Judo”.

Questo straordinario Maestro, che ha sviluppato forse più di ogni altro il concetto stesso di tai-sabaki, considera questa tecnica come l’essenza stessa del Judo e di ogni azione umana.

Teoria

Per comprendere visivamente l’abc del tai-sabaki, consideriamo il corpo in piano visto dall’alto e come asse la linea delle spalle che può ruotare sul proprio centro. Se un avversario spinge su un’estremità delle spalle, il corpo ruoterà sul proprio centro. Reagirà nella stessa maniera se lo si tira ad una delle estremità (fig. 1 e 2).

Per poter alterare l’equilibrio del corpo e sbilanciarne la posizione, bisognerà applicare la spinta o la trazione al centro del corpo. È la ragione per cui si insegna: “fate sempre fronte al vostro avversario, ma non fate mai fronte al suo attacco”.

Il centro, il perno di rotazione (il baricentro), è dunque il punto vulnerabile.

figure 1 e 2

Pratica

Vi sono molti modi di fare tai-sabaki, a destra o a sinistra, partendo da shizen-hon-tai. Si parte dai più semplici con rotazioni del corpo di 90°, fino a giungere ai più complessi con rotazioni del corpo di 180°.

Di deguito alcuni esempi classici: A e B tai-sabaki di 90°, A1 e B2 tai-sabaki semplici di 180°, CA e CB tai-sabaki progrediti di 180°.

Per assimilare rapidamente le basi del tai-sabaki, ocorre esercitarsi successivamente a tre forme graduali, da eseguire a destra e a sinistra, partendo dalla posizione di shizen-hon-tai (due piedi sulla stessa linea):

  • la prima, la più semplice (posizione A), consiste nel ruotare sul piede perno destro volgendo tutto il corpo verso sinistra arretrando ampiamente con il piede sinistro in semi-cerchio. E un tai-sabaki elementare a sinistra, abbastanza corrente in difesa. Per schivare a destra, basta semplicemente invertire il modo di operare. Questa maniera di spostarsi non utilizza tutte le risorse del corpo;
  • la seconda maniera, più efficiente (posizione B), consiste nell’avanzare con il piede destro in semi-cerchio davanti al piede sinistro , volgendo il corpo verso sinistra e ruotando sul piede perno sinistro. Questo generalmente arretra un po’ alla fine del movimento per accentuare la rotazione del corpo;
  • la terza ci porta al tai-sabaki completo di 180° (posizione CA), consiste nel fintare un piccolo passo del piede sinistro verso l’esterno e nel lanciare il piede destro con un passo in avanti a sinistra, facendo perno si detto piede il corpo ruota verso sinistra e il piede sinistro è portato indietro in semicerchio parallelo al destro in posizione di shizen-hon-tai.

Lo studio di questi spostamenti deve essere ripetuto senza compagni d’esercitazione fino al raggiungimento dell’automatismo corretto del movimento.

Dopo questa forma di studio, il judoka deve sforzarsi ad applicare il tai-sabaki in spostamento per qualunque attacco o difesa. Eviterà passi troppo lunghi, gli spostamenti intempestivi del proprio baricentro, i gesti bruschi. Il suo spirito sarà vigile, in maniera da non trovarsi mai in difetto e pronto ad utilizzare ogni spostamento imperfetto dell’avversario.
Questo allenamento è difficile, ma ricco di insegnamenti, perché tutta la cognizione del miglior impiego di energia si rivela nella pratica del tai-sabaki. Si tratta in effetti di sottrarre il proprio corpo all’attacco dell’avversario e di controllare continuamente il suo per scoprirvi il minimo errore di posizione. Per riuscirvi, è imperativo frenare la tendenza naturale a ricorrere alla forza bruta (irrigidimento delle braccia, busto piegato in avanti, gambe troppo flesse, ecc.). La rapidità dello spostamento del corpo e in particolare del suo centro di gravità è più importante dell’energia impiegata dalle braccia. La prontezza con cui ci si rende noto l’apertura di un attacco è più efficace della forza dei muscoli. Perché se questi punti così preziosi vengono acquisiti, l’energia necessaria a padroneggiare l’avversario sarà minore.

L’allenamento al rilassamento, alla calma dello spirito, alla sincerità e all’ardore del combattimento condurranno l’allievo serio a quello che è lo scopo principale del Judo.

N.B.

Tramite gli shintai e tai-sabaki al principiante viene insegnata la corretta forma nell’uso dei piedi, ma all’esperto viene insegnato che il movimento, nella pratica del Judo, consiste nello spostare il baricentro del corpo per mantenere sempre una corretta posizione di equilibrio e che gambe e piedi, correttamente impostati, servono a questo movimento.

Ukemi-waza (tecnica delle cadute)

La pratica delle cadute è, senza alcun dubbio, uno degli esercizi base più importanti. Il Judo, che comprende una quantità di elementi differenti quali forze di spinta e trazione, squilibri, spostamenti, proiezioni, immobilizzazioni, ecc., necessita certamente di uno studio dettagliato di queste differenti tecniche in relazione al comportamento dei due combattenti. Ma gli esercizi base destinati ad assicurare ai Judoisti il controllo perfetto del proprio corpo e dei suoi movimenti sono di una importanza fondamentale. La tecnica del cadere è destinata a ridurre al minimo l’impatto al quale è sottoposto il praticante sia quando cade spontaneamente che in seguito ad una proiezione. La sicurezza nel Judo si basa su questo equilibrio: Uke (colui che “riceve” la tecnica di proiezione) conosce l’arte delle cadute (termine familiare per indicare in realtà la “rottura di caduta”) e quindi è in grado di non ferirsi; Tori (colui che esegue la tecnica di proiezione) agisce nello spirito di rispetto per l’avversario. In questo modo la sicurezza è totale. Se uno dei due sbaglia qualcosa (e deve essere un avvenimento raro) l’altro sopperisce. L’eventualità che entrambi sbaglino contemporaneamente dovrebbe essere assai remota e quasi impossibile tra Judoisti precisi e responsabili. Ukemi, quindi, sono una garanzia e una sicurezza contro gli infortuni e di conseguenza il loro studio è alla base del progresso tecnico. Senza una buona conoscenza delle cadute si avrà sempre paura di essere proiettati e i movimenti del corpo mancheranno di flessibilità, e ci sarà una tendenza inconscia a porsi in difesa. Viceversa, se uno è profondamente esercitato in questa tecnica, tutti i movimenti potranno essere eseguiti con decisione e con una certa flessibilità fisica e articolare, permettendo rapidi progressi tecnici.

Nel Judo le cadute si dividono in:

  • ushiro-ukemi (caduta indietro)
  • yoko-ukemi (caduta laterale)
  • mae-mawari (o kaiten)-ukemi (caduta rotolata in avanti)
  • mae-ukemi (caduta frontale)

Ushiro-ukemi (caduta indietro)

Partendo da shizen-hon-tai sollevare le braccia davanti a sè fino a tenerle orrizzontali. Flettere il collo in modo da fissare con lo sguardo il nodo della cintura poichè, durante la caduta, la testa non deve toccare mai il tatami, la bocca è chiusa. Successivamente eseguire un passo all’indietro, flettersi sulle ginocchia fin quasi a sedersi sui talloni e, curvando la schiena (fissando sempre il nodo della cinta), lasciarsi rotolare all’indietro. Nell’istante in cui la schiena tocca terra battere con il palmo delle mani il tatami, come una frustata le braccia devono rimbalzare naturalmente. In questo movimento il braccio forma con il corpo un angolo di 30°. Le gambe si sollevano distendendosi e nel ricadere, controllate, sul tatami, una sarà distesa e l’altra flessa con un angolo maggiore di 90°.

Yoko-ukemi (caduta laterale)

Si esegue a destra e a sinistra. Nell’esecuzione a destra dalla posizione eretta sollevare il braccio destro davanti a sè, flettere il collo in modo da fissare con lo sguardo il nodo della cintura poichè, durante la caduta, la testa non deve toccare mai il tatami, e contemporaneamente avanzare lateralmente con il piede sinistro. Poi far scivolare la gamba destra in avanti verso l’interno, piegando leggermente il busto in avanti, e flettendosi progressivamente sulla gamba sinistra fin quasi a sedersi appoggiando la natica destra sul tallone sinistro. A questo punto, lasciarsi andare al suolo sul lato destro e battere contemporaneamente il tatami con la mano e l’avambraccio destro come una frustata, in modo che il braccio rimbalzi naturalmente. In questo movimento il braccio forma con il corpo un angolo di 30°. Le gambe si sollevano ad angolo retto rispetto al corpo e nel ricadere, controllate, sul tatami, la destra sarà distesa e la sinistra flessa con un angolo maggiore di 90°.

Per eseguire yoko-ukemi a sinistra basta invertire l’esecuzione dei movimenti.

Mae-mawari (o kaiten)-ukemi (caduta rotolata in avanti)
Zempo-kaiten-ukemi

Come yoko-ukemi, si esegue a destra e sinistra.
Nell’esecuzione a destra, partire da shizen-hon-tai e avanzare con il piede destro. Piegarsi in avanti con il busto, flettere il collo in modo da fissare con lo sguardo il nodo, flettre le due gambe (più la destra della sinistra) e posare la mano sinistra di piatto sul tappeto davanti al piede sinistro. Appoggiare poi il bordo cubitale della mano destra sul tappeto tra la mano sinistra e il piede destro, le dita della mano dritte e rivolte all’indietro. Il braccio destro viene flesso ad arco, la schiena è ricurva e la testa ben rientrata in mezzo alle spalle. Sfruttando l’inerzia del movimento, pingersi in avanti distendendo la gamba destra e slanciando la sinistra in dietro verso l’alto, rotolando sul braccio, sulla spalla e sul dorso destro della schiena. Quando il fianco sinistro tocca il tappeto battere contemporaneamente il tatami con la mano e l’avambraccio destro come una frustata, in modo che il braccio rimbalzi naturalmente. In questo movimento il braccio forma con il corpo un angolo di 30°. Le gambe, controllate, ricadranno contemporaneamente sul tatami leggermente divaricate, la destra sarà distesa e la sinistra flessa con un angolo maggiore di 90°.

Per eseguire mae-kaiten-ukemi a sinistra basta invertire l’esecuzione dei movimenti.

Si tratta della caduta più spettacolare nel Judo. Quando viene eseguita compiendo un salto nella fase di slancio, come per tuffarsi al di la di un’ostacolo, prende il nome di zempo-kaiten-ukemi.

Mae-ukemi (caduta frontale)

È molto raro vederla eseguire, e in italia è praticamente sconosciuta.
Stando seduti sui talloni, slanciarsi in avanti sollevandosi e irrigidendo il tronco come una “tavola”. Poco prima di toccare il tatami, allungare con dolcezza le braccia davanti a sè tenendole leggermente flesse. Il contatto con il suolo avviene con le mani e gli avambracci rivolti a 45° verso l’interno in modo che le spalle e le braccia possano flettersi per molleggiare. Questo tipo di caduta si esegue dapprima dalla posizione inginocchiata (vedi figura), poi dalla posizione naturale eretta shize-tai.

Tori e Uke 受け (colui che esegue e colui che “riceve” una tecnica)

Nella pratica del Judo, e più in generale delle “discipline” giapponesi, a volte con nomenclature diverse ma dal significato simile, si distinguono due figure basilari: Tori (取) e Uke (受け).

  • Tori è colui che esegue l’azione principale nella tecnica o nel movimento che intende studiare o dimostrare insieme ad Uke (p.es. Kata). Nell’Aikido è definito nage (投げ).
  • Uke è colui che si presta affinché Tori, applichi nel modo migliore la tecnica o esegua il movimento che intende studiare o dimostrare.

Tori e Uke, per un reciproco e produttivo impegno comune, nel limite delle loro possibilità e di quanto stanno eseguendo, devono sempre porsi, l’uno rispetto all’altro: in posizione corretta, eseguire le giuste azioni, mantenere costantemente l’attenzione sulla dinamica di tutto quello che sta accadendo verso se stessi e con il compagno. In particolare Tori deve salvaguardare Uke evitando azioni sconsiderate, eccessive o pericolose e mantenendo sempre il giusto controllo della tecnica; di contro Uke deve sempre porsi nella condizione più sincera e reale possibile. Tutto per il buon esito del lavoro reciproco. In questo modo ci sono sempre due figure attive e assolutamente paritetiche, Tori e Uke, che eseguono insieme e puntualmente i loro ruoli, con reciproco spirito di collaborazione.
In allenamento, per una buona pratica e reciproca crescita tecnica tra i praticanti, i ruoli di Tori e Uke devono essere assolutamente alternati.

Tra le due figure quella di Uke è certamente la più complessa e “sacrificata” sia nel Judo che nelle diverse “discipline” giapponesi. Il suo esatto ruolo può variare tra le varie “discipline” e cambiare anche in seno alle stesse a seconda delle situazioni, pur mantenendo le sue caratteristiche peculiari. Per esempio nel Judo kata e Aikido, Uke attacca Tori che quindi si difende mettendo in pratica la tecnica. Negli stage di allenamento del Jujutsu tradizionale gli studenti più giovani hanno il preciso compito di fare da Uke. Nelle arti basate sulle armi, a fare da Uke è spesso il Maestro.

L’azione di Uke è chiamata ukemi (受身), da:
ukeru v.: (1) prendere; afferrare; (2) ricevere; (3) subire; (4) essere attaccato;
mi: corpo; persona.
Questa tecnica insegna a saper ricevere e sopportare correttamente, ed in tutta sicurezza, un attacco di Tori. Per esempio si impara a “cadere” a seguito di una proiezione, sia per evitare danni fisici, sia per allenare il corpo. Infatti sia nel Judo che nell’Aikido spesso le lezioni iniziano proprio con specifici allenamenti di ukemi. Una componente essenziale dell’ukemi è la consapevolezza. Uke diventa abile, attraverso la pratica e l’esercizio, a rispondere velocemente a qualsiasi azione. Un ukemi realmente aggraziato si ottiene attraverso un serio allenamento e con un buon equilibrio armonico sincretico con il compagno: Tori.

Per arricchire e completare ancora di più la conoscenza di Tori e Uke proponiamo questo brano di Saotome Sensei (五月女貢, Saotome Mitsigi), allievo diretto di O’Sensei (植芝盛平, Ueshiba Morihei), che affronta un aspetto basilare della pratica dell’Aikido affine alla pratica del Judo, su cui ognuno dovrebbe concentrarsi.

Tratto da “LA VIA DEL BUDO – I principi dell’Aikido”

La pratica dell’Aikido richiede la presenza di un partner (ndr come nel Judo). Alcuni esercizi possono essere compiuti da soli per valutare la propria forza e le proprie risorse tecniche, ma la chiave per un buon allenamento è nell’interazione che si stabilisce tra Uke e Nage (Tori). Alcuni semplificano le definizioni di Uke e Nage in “attaccante” e “difensore”. Ma è una semplificazione che fuorvia dalla vera natura e dall’importanza dei ruoli di Nage e Uke. Più correttamente, Nage significa “colui che proietta” e Uke “colui che riceve la forza”. Ragionando in termini di attaccante e difensore si finisce con l’identificare Nage come colui che viene attaccato ed esegue le tecniche ed Uke come una sorta di manichino con cui Nage si esercita. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

Ukemi è l’arte di essere Uke, e la qualità della pratica di Nage dipende da come Uke ha imparato quest’arte. Ukemi crea le condizioni che rendono una tecnica appropriata, reagendo correttamente ai movimenti di Nage, ed accettando qualsiasi tipo di caduta che concluda la tecnica. In breve, Uke è responsabile della creazione delle condizioni che consentono a Nage di imparare. Se Uke non ha il senso degli effetti di una tecnica, né elasticità, o reattività nei confronti dei movimenti di Nage, o se ha paura ed è goffo nelle cadute, Nage non sarà in grado di studiare la tecnica con efficacia.

Nell’esecuzione di qualsiasi tecnica i praticanti devono alternarsi nei ruoli di Uke e Nage. Ma dovete considerare il tempo che passate nel ruolo di Uke non come una sorta di intervallo che vi separa dal momento in cui assumerete quello di Nage, quanto piuttosto come un’opportunità di imparare l’importanza del ruolo di Uke, uguale o addirittura maggiore di quella di Nage. Infatti, coloro che eccellono nell’ukemi eccelleranno più facilmente nelle tecniche, per la ragione che saranno più abili nell’assorbire la conoscenza -attraverso il corpo- delle sensazioni che si provano durante una tecnica ben eseguita, assorbendo la conoscenza anche attraverso la mente. Sviluppare un buon ukemi è la via più breve per acquisire abilità in Aikido (ndr e, perché no, anche nel Judo).

Subire ukemi non significa che svolgete il ruolo del perdente. E’ uno studio sulla comunicazione, sulla percezione e sulle capacità di autoconservazione. Ancor più è un mezzo per esercitare un controllo su voi stessi e su quanto vi circonda.

L’allenamento ukemi ha un grande merito dal punto di vista fisico; rafforza il corpo ed aumenta la flessibilità. Inoltre, più vi sentirete a vostro agio nell’ukemi, maggiore sarà il divertimento nella pratica dell’Aikido. Raggiungere il divertimento nella pratica non vuol dire far venir meno la concentrazione; potete essere rilassati ed al contempo seri.”

(Grazie ad Aikido Terni dal cui sito è tratto quest’articolo, lavoro di Rino Bonanno, e a Mizu Dojo Aikido Perugia che lo ha riproposto)

Kumi-kata (le prese)

Dalle posizioni naturali si eseguono le prese sulla giacca del Judogi dell’avversario o compagno d’allenamento, partendo dalle quali generalmente si applicano le tecniche di proiezione.

Le due fondamentali sono:

Kumi-kata da migi-shizentai (kumi- kata destro)

Per eseguire la presa nella posizione migi-shizentai, con la mano sinistra si deve afferrare l’esterno della manica destra del Judogi dell’avversario all’altezza del gomito, la presa va effettuata partendo dalle dita mignolo e anulare, poi seguono le altre, mentre il pollice, benché faccia presa, va mantenuto in riposo; con la mano destra si deve afferrare il bavero del colletto del Judogi dell’avversario all’altezza del pettorale sinistro, con il pollice all’interno del Judogi. Le braccia non devono mai essere distese.

È la presa che si adatta meglio a qualsiasi movimento di attacco e di difesa; la più facile per squilibrare l’avversario in tutte le direzioni. È anche quella che offre meno occasioni per subire leve articolari (kansetzu-waza).

kumi-kata da hidari-shizentai (kumi-kata sinistro)

Si esegue nella stessa maniera descritta sopra, ma invertendo la posizione del corpo e delle mani.

Kumi-kata da migi-shizentai

N.B.

In pratica vi sono diverse kumi-kata o maniere di prendere l’avversario al Judogi. Non vi è, in teoria, nessuna presa definitiva e si può scegliere quella più adatta allo scopo prefisso ma, attenersi alle kumi-kata fondamentali, è il mezzo migliore per portare tutte le proiezioni principali. Se le modificherete leggermente, evitate gli eccessi o le deformazioni del genere “afferrare le due maniche”, “afferrare la cintura”… Queste pratiche possono farsi, ma la loro applicazione sistematica deve assolutamente essere evitata. Questo sarebbe il mezzo migliore per arrestarsi ad un Judo parziale, che non permette di progredire.

Le fasi di una tecnica di proiezione

Il principio fondamentale per eseguire una tecnica di Judo con la massima efficacia e il minimo sforzo è quello di porre in squilibrio il corpo dell’avversario. Le fasi che consentono di mettere in pratica una tecnica di proiezione sono:

  • Kuzushi (“rottura di posizione e disequilibrio”)
  • Tsukuri (“squilibrio e migliore preparazione alla proiezione”)
  • Kake (proiezione)

Questi tre momenti sono contemporanei ma si differenziano nella didattica per una migliore comprensione.

Kuzushi (“rottura di posizione e disequilibrio”)

Il termine kuzushi significa “rompere” o “deformare la posizione”. Poiché si possa manovrare con un minimo di forza l’avversario e farlo oggetto di una proiezione (ma anche di una lussazione e uno strangolamento) è necessario rompere la sua posizione naturale e porlo in una condizione di disequilibrio che, attraverso lo tsukuri, giungerà allo squilibrio.

I kuzushi, rispetto al corpo nello spazio, sono infiniti come i punti di una sfera che circonda una persona; se ne ha comunque una classificazione convenzionale, detta happo-no-kuzushi, con otto direzioni fondamentali di squilibrio che corrispondono agli otto punti cardinali e ordinali di un’ipotetica “rosa dei venti” del kuzushi. Per applicare efficacemente una proiezione su un avversario, questi dovrà essere perfettamente squilibrato nella direzione giusta. Ogni tecnica necessita del suo kuzushi specifico.

Le otto direzioni principali del happo-no-kuzushi

Nel linguaggio tecnico del Judo il kuzushi è sempre riferito ad Uke, quindi uno squilibrio indietro a destra vorrà dire che Uke sarà sbilanciato all’indietro e alla sua destra.

Tsukuri (“squilibrio e migliore preparazione alla proiezione”)

E’ l’adattamento che viene effettuato da Tori (generalmente) dopo avere spezzato l’equilibrio di Uke. Lo tsukuri permette a Tori di disporsi nella posizione migliore per applicare efficacemente la tecnica di proiezione mantenendo Uke in squilibrio. Ogni tecnica ha i suoi tsukuri più indicati.

Kake (proiezione)

E’ l’atto stesso di proiettare l’avversario ed è dunque l’applicazione della tecnica che conclude l’azione cominciata con il kuzushi e proseguita con lo tsukuri.

Michiaku (“il contatto”)

Letteralmente la parola michiaku vuol dire contatto, ma nel Judo il significato di questo termine è intraducibile perché esprime un concetto, uno stato di “unione” sinergica in cui due corpi vengono a trovarsi durante un’azione, di trazione o di spinta, generalmente una proiezione, senza che il ritmo ne sia interrotto e l’equilibrio spezzato.
Nell’esecuzione di una tecnica, idealmente suddivisa in kuzushi, tsukuri e kake, il michiaku è da considerarsi come il collante di queste tre fasi. Il momento più critico è quello del passaggio tsukuri-kake, durante il quale lo sbaglio abituale è di allentare il michiaku per un istante, istante fatale utilizzato dall’avversario per ritrovare il suo equilibrio e interrompere l’azione.