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I fondamentali nel Judo
Posizione di equilibrio, disequilibrio e squilibrio del corpo umanoLa condizione “fisica” di equilibrio stabile
è definita come quello stato di un corpo, per cui una
forza orizzontale, applicata ad esso, può provocare solo l’innalzamento del
baricentro del corpo.
Egli
potrà spostare il punto di proiezione del suo baricentro, giacente sul piano
d’appoggio, e quindi la verticale detta perpendicolare baricentrale,
per tutta l’estensione di questa superficie ottimale mantenendo facilmente la
posizione d’equilibrio. Se però tale linea, e dunque la proiezione del
baricentro, si allontanano dalla superficie trapezoidale ottimale solo di poco (zona di
mantenimento), la stabilità sarà compromessa, e sarà necessario uno
sforzo maggiore da parte dei muscoli equilibranti, questa condizione viene detta
di disequilibrio. Nel caso in cui la proiezione del baricentro si allontani
oltre i limiti della zona di mantenimento,
il sistema muscolare dell’atleta non può ristabilire la posizione di stazione
eretta e si ha lo squilibrio o rottura dell’equilibrio con conseguente
caduta dell’atleta.
Tanden ("energia addominale") e haraUn termine del Judo tradizionale, che oggi purtroppo
sta sparendo, è tanden. Solitamente, nel Judo occidentale, per tanden si
intende il centro gravitazionale, il baricentro del corpo umano, che è l'area
addominale sottostante l'ombelico, ma non è solo questo. In Oriente si ritiene
che in quest'area vi sia il nucleo del Ki (energia vitale, universale), che in
questo caso prende il nome di hara. Sia il tanden, l'hara che il Ki sono
elementi fondamentali in tutte le forme di medicina asiatica dall'agopuntura,
allo shiatsu, l'ajurveda e tante altre. Nel Judo ogni gesto tecnico deve originare dal
tanden per raggiungere la sua perfezione ed il tanden è il centro motore di
ogni nostro movimento, la consapevolezza del proprio centro di gravità è
essenziale se si vuole sviluppare e migliorare la propria tecnica.
Shisei (posizioni "del corpo")La posizione è la maniera di dirigere il corpo e rendere efficace il movimento, l’attacco e la difesa, la collaborazione con il compagno per un continuo progresso. Essa implica il controllo della mente e l’opportuna disposizione spirituale. Le posizioni fondamentali per le tecniche di proiezione sono di tre tipi:
Esistono poi altre posizioni del corpo, tra cui chokuritsu-shisei (posizione eretta tenendo i talloni uniti), taka-kioshi-no-kamae (posizione del ginocchio abassato, inginocchiata), e le posizioni a terra i cui nomi non vengono generalmente usati. La posizione del corpo viene impostata nel principiante e continuamente lavorata nell'esperto; essa distingue lo shodan (piccolo esperto o primo grado d'esperto) dal judan (decimo grado d'esperto). All'occhio del Maestro d'alto grado, la posizione rivela il livello del praticante.
Shizen-hon-tai (posizione naturale fondamentale)È la posizione naturale del corpo in stazione eretta. Per eseguire shizen-hon-tai occorre divaricare le gambe di una ampiezza uguale a quella delle spalle. Le ginocchia sono leggermente flesse, in tensione ma assolutamente non rigide. Anche pancia e addome sono in leggera tensione ma con il diaframma leggermente espanso. Le braccia sono distese naturalmente lungo i fianchi e rilassate come le spalle. Il viso è rivolto naturalmente in avanti e non deve essere contratto. Lo sguardo è sereno e vigile diretto verso un vacuo punto immaginario (o verso l'avversario) per ricevere stimolo da tutto il campo visivo (è noto che la visione periferica dei buoni judoisti è allargata rispetto a quella dei non praticanti), la bocca è chiusa. La mente è limpidamente vuota, pronta a disposozione dell' esercizio che ci si accinge a compiere (attenzione durante lo studio, concentrazione nel randori (esercizio libero), meditazione, cioè concentrazione sul nulla, in shiai (combattimento) e kata ((forma). Per eseguire le due varianti di shizen-hon-tai a destra ed a sinistra (migi e hidari-shizentai), dalla posizione fondamentale si compie un passo in avanti o in dietro, con la gamba destra o con la gamba sinistra, avendo cura di mantenere il peso del corpo equilibrato su entrambe le gambe. Il tallone del piede che rimane dietro deve essere leggermente girato verso l'interno. Shizen-hon-tai è la posizione ideale per eseguire tutti i movimenti sia di attacco che di difesa, consentendo agili e rapidi spostamenti in tutte le direzioni, è la più stabile e la meno faticosa. Occorre sempre tenerla a mente per evitare rischiosi vizi di posizione durante l'allenamento: eliminando gli irrigidimenti inutili; mantenendo la colonna vertebrale eretta; mantenendo una respirazione diaframmatica profonda ma naturale. Jigo-hon-tai (posizione difensiva fondamentale)È la posizione difensiva in stazione eretta. Per eseguire jigo-hon- tai, prendendo come riferimento shizen-hon-tai, occorre divaricare maggiormente le gambe di circa 30, 40 cm, e le ginocchia vanno ulteriormente flesse di conseguenza. Il tronco va abbassato ed il bacino ruotato in avanti. Il peso va equamente distribuito sulle gambe ed il viso rimane dritto in avanti. Tutto il corpo è pieno di forza nel bloccare e contrastare l'avversario. La mente è aperta verso difese e contrattacchi.
Per eseguire le due varianti di jigo-hon-tai a destra ed a sinistra (migi e hidari-jigotai), dalla posizione difensiva fondamentale si compie un passo in avanti o in dietro, con la gamba destra o con la gamba sinistra, avendo cura di mantenere il peso del corpo equilibrato su entrambe le gambe. Il tallone del piede che rimane dietro deve essere leggermente girato verso l'interno. Jigo-hon-tai è una posizione "rischiosa" che assolutamente non deve essere assunta come posizione abituale d'allenamento.È utile in combattimento essendo ideale per l'esecuzione della difesa, in particolare la "go" (difesa dura, di forza), ma a parte questo caso è da considerarsi una tecnica disperata, da utilizzarsi solo quando tutti gli altri mezzi di percezione intuitiva per schivare l'avversario hanno fallito, ritornando rapidamente da jigo-hon-tai a shize-hon-tai. Kogheki-shisei (posizione d'attacco)È la posizione d'attacco in stazione eretta ed esiste solo nelle forme destra (migi-kogheki-shisei) e sinistra (hidari-kogheki-shisei). Per eseguire kogheki-shisei i piedi devono essere ad angolo retto fra loro, una gamba profondamente avanzata verso l'avversario, ginocchia semiflesse e peso del corpo ben distribuito sulle gambe. Le braccia e le mani sono sollevate in posizione di guardia, e la presa (vedi sottosezione Kumi-kata) specifica della mano più alta è sul bavero all'altezza del collo dell'avversario. La mente è aperta al principio "sen" (iniziativa diretta).
Tori e Uche (colui che esegue e colui che subisce una tecnica)Nel gergo del Judo, quando due Judoisti eseguono una dimostrazione o si esercitano su delle tecniche, si è soliti indicare con Tori colui che compie l'azione; il partner attivo nella dimostrazione delle tecniche, e con Uke colui che subisce l'azione.
Kumi-kata (le prese)
Dalle posizioni naturali si eseguono le prese sulla giacca del Judogi
dell'avversario o compagno d'allenamento, partendo dalle quali generalmente si applicano le tecniche di proiezione. Kumi-kata da migi-shizentai (kumi- kata destro)Per eseguire la presa nella posizione migi-shizentai, con la mano sinistra si deve afferrare l'esterno della manica destra del Judogi dell'avversario all'altezza del gomito, la presa va effettuata partendo dalle dita mignolo e anulare, poi seguono le altre, mentre il pollice, benchè faccia presa, va mantenuto in riposo; con la mano destra si deve afferrare il bavero del colletto del Judogi dell'avversario all'altezza del pettorale sinistro, con il pollice all'interno del Judogi. Le braccia non devono mai essere distese. È la presa che si adatta meglio a qualsiasi movimento di attacco e di difesa; la più facile per squilibrare l'avversario in tutte le direzioni. È anche quella che offre meno occasioni per subire leve articolari (kansetzu-waza). kumi-kata da hidari-shizentai (kumi-kata sinistro)Si esegue nella stessa maniera, ma invertendo la posizione delle mani. N.B.In pratica vi sono diverse kumi-kata o maniere di prendere l'avversario al Judogi. Non vi è, in teoria, nessuna presa definitiva e si può scegliere quella più adatta allo scopo prefisso ma, attenersi alle kumi-kata fondamentali, è il mezzo migliore per portare tutte le proiezioni principali. Se le modificherete leggermente, evitate gli eccessi o le deformazioni del genere “afferrare le due maniche”, “afferrare la cintura”... Queste pratiche possono farsi, ma la loro applicazione sistematica deve assolutamente essere evitata. Questo sarebbe il mezzo migliore per arrestarsi ad un Judo parziale, che non permette di progredire.
Spostamenti del corpoGli spostamenti dalla posizione eretta, nel Judo, vengono eseguiti nella maniera più razionale
possibile. L'avanzare, l'indietreggiare, lo spostarsi a destra o a
sinistra, non è un semplice movimento per spostare il corpo, è una
tecnica che permette l'attacco e la difesa. Il corpo infatti deve muoversi con leggerezza, rapidamente e
senza mai essere in squilibrio, con il baricentro sempre alla stessa
distanza dal suolo.
Si tratta di movimenti educativi per meglio comprendere la posizione, ai quali, nella pratica, si sommano movimenti più complessi. Sono pura posizione applicata, un indispensabile strumento d'apprendimento per il principiante, e di studio per l'esperto. Shintai (spostamenti rettilinei)Per shintai si intendono spostamenti assiali nella posizione eretta.
Tai-sabaki (spostamenti circolari)Per tai-sabaki si intendono spostamenti circolari nella posizione
eretta. “il tai-sabaki è la prima e ultima tappa del Judo”. Questo straordinario Maestro, che ha sviluppato forse più di ogni altro il
concetto stesso di tai-sabaki, considera questa tecnica come l’essenza stessa
del Judo e di ogni azione umana. Teoria
Pratica Vi sono molti modi di fare tai-sabaki, a destra o a sinistra,
partendo da shizen-hon-tai. Si parte dai più semplici con rotazioni del corpo
di 90°, fino a giungere ai più complessi con rotazioni del corpo di 180°.
Lo studio di questi spostamenti deve essere ripetuto senza compagni d'esercitazione fino al raggiungimento dell’automatismo corretto del movimento. Dopo questa forma di studio, il judoka deve sforzarsi ad applicare il
tai-sabaki in spostamento per qualunque attacco o difesa. Eviterà passi troppo
lunghi, gli spostamenti intempestivi del proprio baricentro, i gesti bruschi. Il
suo spirito sarà vigile, in maniera da non trovarsi mai in difetto e pronto ad
utilizzare ogni spostamento imperfetto dell’avversario. N.B.Tramite gli shintai e tai-sabaki al principiante viene insegnata la corretta forma nell'uso dei piedi, ma all'esperto viene insegnato che il movimento, nella pratica del Judo, consiste nello spostare il baricentro del corpo per mantenere sempre una corretta posizione di equilibrio e che gambe e piedi, correttamente impostati, servono a questo movimento.
Ukemi-waza (tecnica delle cadute)La pratica delle cadute è, senza alcun dubbio, uno degli esercizi base più importanti. Il Judo, che comprende una quantità di elementi differenti quali forze di spinta e trazione, squilibri, spostamenti, proiezioni, immobilizzazioni, ecc., necessita certamente di uno studio dettagliato di queste differenti tecniche in relazione al comportamento dei due combattenti. Ma gli esercizi base destinati ad assicurare ai Judoisti il controllo perfetto del proprio corpo e dei suoi movimenti sono di una importanza fondamentale. La tecnica del cadere è destinata a ridurre al minimo l'impatto al quale è sottoposto il praticante sia quando cade spontaneamente che in seguito ad una proiezione. La sicurezza nel Judo si basa su questo equilibrio: Uke (colui che subisce la proiezione) conosce l'arte delle cadute (termine familiare per indicare in realtà la “rottura di caduta”) e quindi è in grado di non ferirsi; Tori (colui che esegue la proiezione) agisce nello spirito di rispetto per l'avversario. In questo modo la sicurezza è totale. Se uno dei due sbaglia qualcosa (e deve essere un avvenimento raro) l'altro sopperisce. L'eventualità che entrambi sbaglino contemporaneamente dovrebbe essere assai remota e quasi impossibile tra Judoisti precisi e responsabili. Gli ukemi, quindi, sono una garanzia e una sicurezza contro gli infortuni e di conseguenza il loro studio è alla base del progresso tecnico. Senza una buona conoscenza delle cadute si avrà sempre paura di essere proiettati e i movimenti del corpo mancheranno di flessibilità, e ci sarà una tendenza inconscia a porsi in difesa. Viceversa, se uno è profondamente esercitato in questa tecnica, tutti i movimenti potranno essere eseguiti con decisione e con una certa flessibilità fisica e articolare, permettendo rapidi progressi tecnici. Nel Judo le cadute si dividono in:
Ushiro-ukemi (caduta indietro)
Partendo da shizen-hon-tai sollevare le braccia davanti a sè fino a tenerle orrizzontali. Flettere il collo in modo da fissare con lo sguardo il nodo della cintura poichè, durante la caduta, la testa non deve toccare mai il tatami, la bocca è chiusa. Successivamente eseguire un passo all'indietro, flettersi sulle ginocchia fin quasi a sedersi sui talloni e, curvando la schiena (fissando sempre il nodo della cinta), lasciarsi rotolare all'indietro. Nell'istante in cui la schiena tocca terra battere con il palmo delle mani il tatami, come una frustata le braccia devono rimbalzare naturalmente. In questo movimento il braccio forma con il corpo un angolo di 30°. Le gambe si sollevano distendendosi e nel ricadere, controllate, sul tatami, una sarà distesa e l'altra flessa con un angolo maggiore di 90°. Yoko-ukemi (caduta laterale)
Si esegue a destra e a sinistra. Nell'esecuzione a destra dalla posizione eretta sollevare il braccio destro davanti a sè, flettere il collo in modo da fissare con lo sguardo il nodo della cintura poichè, durante la caduta, la testa non deve toccare mai il tatami, e contemporaneamente avanzare lateralmente con il piede sinistro. Poi far scivolare la gamba destra in avanti verso l'interno, piegando leggermente il busto in avanti, e flettendosi progressivamente sulla gamba sinistra fin quasi a sedersi appoggiando la natica destra sul tallone sinistro. A questo punto, lasciarsi andare al suolo sul lato destro e battere contemporaneamente il tatami con la mano e l'avambraccio destro come una frustata, in modo che il braccio rimbalzi naturalmente. In questo movimento il braccio forma con il corpo un angolo di 30°. Le gambe si sollevano ad angolo retto rispetto al corpo e nel ricadere, controllate, sul tatami, la destra sarà distesa e la sinistra flessa con un angolo maggiore di 90°. Per eseguire yoko-ukemi a sinistra basta invertire l'esecuzione dei movimenti. Mae-kaiten-ukemi (caduta rotolata in avanti)
Come yoko-ukemi, si esegue a destra e sinistra. Per eseguire mae-kaiten-ukemi a sinistra basta invertire l'esecuzione dei movimenti. Si tratta della caduta più spettacolare nel Judo. Quando viene eseguita compiendo un salto nella fase di slancio, come per tuffarsi al di la di un'ostacolo, prende il nome di mae-zempo-kaiten-ukemi. Mae-ukemi (aduta frontale)
È molto raro vederla eseguire, e in italia è praticamente sconosciuta.
Le fasi di una tecnica di proiezioneIl
principio fondamentale per eseguire una tecnica di Judo con la massima efficacia
e il minimo sforzo è quello di porre in squilibrio il corpo
dell’avversario.
Questi tre momenti sono contemporanei ma si differenziano nella didattica per una migliore comprensione. Kuzushi ("rottura di posizione e disequilibrio")Il termine kuzushi significa
"rompere" o "deformare la posizione". Poiché
si possa manovrare con un minimo di forza l'avversario e farlo oggetto
di una proiezione (ma anche di una lussazione e uno strangolamento) è
necessario rompere la sua posizione naturale e porlo in una condizione
di disequilibrio che, attarverso lo tsukuri, giungera allo squilibrio. Le otto direzioni principali del happo-no-kuzushi Nel linguaggio tecnico del Judo il kuzushi è sempre riferito ad Uke, quindi uno squilibrio indietro a destra vorrà dire che Uke sarà sbilanciato all'indietro e alla sua destra.
Tsukuri ("squilibrio e migliore preparazione alla proiezione")E' l'adattamento che viene effettuato da Tori (generalmente) dopo avere spezzato l'equilibrio di Uke. Lo tsukuri permette a Tori di disporsi nella posizione migliore per applicare efficacemente la tecnica di proiezione mantenendo Uke in squilibrio. Ogni tecnica ha i suoi tsukuri più indicati. Kake (proiezione)E' l'atto stesso di proiettare l'avversario ed è dunque l'applicazione della tecnica che conclude l'azione cominciata con il kuzushi e proseguita con lo tsukuri. Michiaku ("il contatto")Letteralmente la parola michiaku vuol dire contatto, ma nel Judo il
significato di questo termine è intraducibile perché esprime un
concetto, uno stato di “unione” sinergica in cui due corpi vengono a
trovarsi durante un’azione, di trazione o di spinta, generalmente una
proiezione, senza che il ritmo ne sia interrotto e l’equilibrio
spezzato.
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Per la spiegazione dei termini giapponesi potete consultare il Glossario del Judo e non solo. Questo sito è in continuo sviluppo. Questa pagina è stata aggiornata il 09 settembre 2008.
Per una perfetta visualizzazione vi consigliamo:
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